E se l’acqua in bottiglia che bevi per « prenderti cura della tua salute » facesse l’opposto? Le ricerche scientifiche sulla presenza di microplastiche nell’acqua sembrano andare in questo senso.
Una microplastica è un minuscolo frammento di plastica, inferiore a 5 millimetri. Derivante dalla degradazione degli imballaggi, dei tessuti sintetici e dei processi industriali, oggi contamina massicciamente il nostro ambiente. I nanoplastiche sono i composti più piccoli di questa famiglia con una dimensione inferiore a un micron, quindi invisibile all’occhio umano.
Secondo uno studio pubblicato nel 2025, ogni individuo ne ingerisce tra 39 000 e 52 000 all’anno. E questo numero esplode tra le persone che bevono acqua in bottiglia. Ne assorbono fino a 90 000 in più rispetto a coloro che preferiscono l’acqua del rubinetto.
Un dato tanto più preoccupante poiché queste particelle di plastica si accumulano nel tempo nei nostri organi, fino al cervello!
È quindi ancora possibile consumare una bottiglia d’acqua senza microplastiche?
In questa guida, ti aiutiamo a fare chiarezza e a identificare le soluzioni per evitare questa inquinamento quotidiano.
Cosa rivelano le ricerche sulle microplastiche nell’acqua
Gli scienziati suonano l’allerta. Perché? Le analisi mostrano che le acque di sorgente e minerali di diverse marche sono diventate una delle principali cause di esposizione alle microplastiche.
L’studio della Columbia University e della Rutgers University ha messo in evidenza un numero vertiginoso: una sola bottiglia di plastica da un litro può contenere quasi 250 000 particelle di microplastiche e nanoplastiche. Inquinanti così piccoli che superano alcune barriere naturali del corpo, circolano nel sangue e si depositano in diversi organi.
Ma non provengono solo dalla plastica PET. I ricercatori dimostrano che sono anche legati al percorso industriale dell’acqua, cioè alle diverse fasi di trattamento, filtrazione e preparazione.
La cosa più preoccupante è che questi frammenti non fanno solo il passaggio nel nostro organismo. Si accumulano! In meno di dieci anni, la quantità trovata nel cervello sarebbe aumentata di circa il 50%. Le analisi effettuate su campioni umani annunciano persino che le microplastiche nel cervello sono oggi più abbondanti che nel fegato e nei reni, specializzati nell’eliminazione delle sostanze tossiche.
Se i meccanismi esatti sono ancora in fase di studio, diversi lavori già evocano possibili legami con alcune malattie neurodegenerative, come Alzheimer e Parkinson.
Un segnale di allerta serio che invita a ripensare il modo di idratarsi quotidianamente per la salute di milioni di consumatori.
È possibile trovare una bottiglia d’acqua senza microplastiche?
La risposta non ti piacerà… Sulla carta, le microplastiche sono oggetto di un monitoraggio rafforzato in Europa, in particolare in Francia tramite la direttiva europea 2020/2184 sulla qualità dell’acqua potabile. Ma nei fatti, la maggior parte di questi residui nocivi passa ancora sotto i radar.
Dei lavori condotti da ricercatori del CNRS e dell’Università di Tolosa mostrano che il 98% delle microplastiche rilevate nell’acqua misura meno di 20 micrometri. Una dimensione non coperta dai limiti attuali della direttiva europea. E per quanto riguarda i nanoplastiche, ancora più piccoli? In altre parole, la maggior parte di questo inquinamento sfugge ai metodi di controllo.
Risultato: la loro presenza e quindi i loro rischi sanitari sono ampiamente sottovalutati.
Ma l’indagine ricorda anche che le fonti di contaminazione delle acque sono molteplici.
L’acqua può essere esposta alle microplastiche:
- per la degradazione progressiva delle bottiglie di plastica PET,
- per il tappo, soggetto ad aperture, chiusure e sfregamenti,
- lungo tutto il percorso industriale, comprese le fasi di trattamento e filtrazione, dove alcuni materiali, come il poliammide, si frammentano.
- ma anche a monte, tramite l’inquinamento dei fiumi, dei laghi e delle falde acquifere.
A questo si aggiungono le condizioni d’uso dei consumatori: calore, esposizione al sole, stoccaggio prolungato… Tanti fattori che accelerano il rilascio di microplastiche e nanoplastiche dall’imballaggio, indipendentemente dalle marche.
I ricercatori indicano inoltre che l’acqua minerale contiene più frammenti rispetto all’acqua di sorgente, e che l’acqua frizzante è generalmente più contaminata dell’acqua naturale.
In sintesi, anche se le concentrazioni possono variare da una marca all’altra, oggi è molto difficile, se non impossibile, garantire un’acqua in bottiglia di qualità, totalmente priva di queste particelle.
Una realtà che mette in luce i pericoli delle bottiglie d’acqua in plastica per la salute.
Ci sono microplastiche nelle bottiglie di vetro?
Si potrebbe pensare che la bottiglia di vetro risolva il problema. Niente plastica, quindi niente degradazione del materiale. Eppure, i numeri fanno pallore.
Uno studio condotto dall’ANSES e riportato da Que Choisir ha messo in evidenza una situazione perlomeno sorprendente: questi frammenti sono più numerosi nelle bottiglie di vetro che in quelle di plastica.
Risultato: fino a 5 a 50 volte più microplastiche per litro sono state rilevate in alcune bevande confezionate in vetro.
Nel caso delle acque, l’ANSES osserva che la contaminazione è in media di 4,5 particelle per litro nelle bottiglie di vetro, contro 1,6 particelle in quelle di plastica. Una differenza tutt’altro che trascurabile quando si confrontano imballaggi che dovrebbero essere più sicuri.
Da dove provengono quindi queste microplastiche?
I sospetti ricadono sulle capsule metalliche, e più precisamente sulla vernice che le ricopre. Sotto l’effetto degli sfregamenti e dello stoccaggio, questa vernice si frammenta e rilascia pezzi.
Il rischio di inquinanti non è quindi mai totalmente assente.
Qual è la migliore acqua per evitare le microplastiche?
Gli studi sono formali: le persone che consumano principalmente acqua in bottiglia (di sorgente o minerale) ingeriscono fino a 90 000 microplastiche all’anno, contro circa 4 000 per coloro che bevono l’acqua del rubinetto.
La ricercatrice Sarah Sajedi, dottoranda all’Università Concordia, lo riassume molto chiaramente: « Bere acqua in bottiglia di plastica è adatto in caso di emergenza, ma non è una pratica da adottare quotidianamente. »
L’acqua del rubinetto appare quindi come più affidabile per la nostra salute. È rigorosamente controllata, analizzata regolarmente e, soprattutto, non è stoccata permanentemente in imballaggi soggetti a degradazione e rilascio di sostanze chimiche.
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